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Home Sul radiodramma L'Italia esordisce con lentezza

L'Italia esordisce con lentezza

Una ricerca condotta sul periodo del ventennio fascista e che si occupa della diffusione del mezzo radiofonico soprattutto come un vero e proprio strumento che implicava un nuovo modo di pensare la musica e il teatro.
Dalla costituzione dell'URI (Unione Radiofonica Italiana) nell'agosto del 1924, trasformatasi nel dicembre 1927 in EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) e nell'ottobre 1944 in RAI (Radio Audizioni Italia), nei locali della radio si sono specchiate tutte le vicende artistiche, culturali e politiche del XX secolo.
Da veicolo di diffusione, il nuovo medium si trasformò in mezzo di espressione, comunicazione e comportamento, dotato di una propria tecnica e di canoni estetici specifici.
Per le sue caratteristiche di ripresa microfonica e, più avanti, di creazione del suono, la radio fu subito intesa in diverse nazioni al pari di un vero e proprio strumento che implicava (in sede artistica) un nuovo modo di pensare la musica e il teatro.
In Italia, per contro, il cammino verso il riconoscimento di un linguaggio autonomo fu invero lungo e travagliato tanto che, per comprenderlo, è opportuno ripercorrerne le tappe salienti a partire dagli esordi.
«The question of plays and operas specially written for broadcasting is an interesting one»
Mentre nell'aprile del 1925 i lettori del Musical Quarterly si confrontavano con l'intuitiva sagacia di simili parole, in Italia le audizioni circolari erano state tenute a battesimo solo alcuni mesi prima, (6 ottobre 1924), giorno in cui dapprima le note di Haydn, poi quelle di Giovinezza (per lunghi anni sigla conclusiva delle trasmissioni dell'EIAR) furono diffuse per la prima volta nell'etere dalla stazione di Roma.
A circa 7 mesi da quell'esordio, gli abbonati all'ente radiofonico potevano contarsi in numero ancora molto esiguo, solo tra ceti abbienti e quasi esclusivamente in area centro-settentrionale.
Il 18 gennaio 1927 fu trasmesso dalla sede di Milano il primo radiodramma realizzato in Italia. Si intitolava: Venerdì 13 di Mario Vugliano.
Oggi Venerdì 13 sarebbe classificabile come adattamento radiofonico e seguiva di circa quattro anni l'emissione di Robin the Red, padre del genere e andato in onda il 6 ottobre 1923 dalle antenne della BBC.
Si dovrà attendere invece la fine del 1929 per il primo originale radiofonico che fu una radiofarsa intitolata: L'anello di Teodosio di Luigi Chiarelli.
Nello stesso anno, a Baden-Baden, veniva realizzata una delle opere più rappresentative della prima fase radiofonica tedesca, la cantata Der Lindberghftug di Brecht-Weill-Hindemith.
Nel 1931, anno in cui in Italia si levavano le prime voci di rilievo a favore di un'arte specifica, nei maggiori paesi europei il dibattito era ormai avviato da tempo. Solo in Francia, per esempio, si contavano già due pubblicazioni specifiche sull'argomento e diversi articoli su riviste specializzate. Quest'ultimo dato non stupisce se letto nel contesto sociale coevo: intellettuali e studiosi avvertivano come necessaria esigenza riflettere sulle peculiarità espressive del mezzo della Radio che non era ancora compreso da una popolazione in cui la percentuale dei possessori di un apparecchio radiofonico non arrivava allo 0,50%.
All'epoca della emissione radiodrammatica di Venerdì 13 di Mario Vugliano, gli abbonati italiani non raggiungevano le 30.000 unità. Alla fine del 1931 era stata varcata la soglia delle 200.000, cifra pur sempre esigua per un paese che contava allora più di quarantadue milioni di abitanti.
Questi numeri facevano dell'Italia il fanalino di coda della radiofonia occidentale cioè dopo Inghilterra (che nel 1931 superava i 4.300.000 utenti), Germania (circa 3.900.000), Austria, Cecoslovacchia, Danimarca...
Nell'anno IX dell'era fascista, nella terra che esaltava in Guglielmo Marconi la supremazia del genio italico, si contava mezzo abbonato per ogni cento abitanti; mezzo uomo, un orecchio solo, ed anche questo un po' scarsetto.
 
(dal sito www.edt.it)
 

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