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L'uchino Bettini

Scritte da suo fratello Andrea, le note biografiche di uno dei autori di AngoloB e di tante altre bellissime opere audio(e)visive. La sua arte, la poetica, alcune tracce della sua vita e dei percorsi artistici e professionali... dove nacquero i segni che Radiodrammi.it è orgoglioso di presentare nel sito.

Luchino è sempre stato una persona speciale, fin dal giorno della sua nascita, avvenuta a Roma il 30 novembre 1958. Il nome che porta, ad esempio, gli deriva da un amore sviscerato per il grande Luchino Visconti che all’epoca nutriva suo padre Alberto: dopo anni passati al Centro Sperimentale di Cimematografia, Alberto si era messo a fare l’operatore cinematografico di cinegiornali, con fortune alterne e con l’ambizione (mai soddisfatta) di poter lavorare con un grande maestro come Visconti. Gli dedicò il nome del suo secondo figlio, in compenso.
L'Bettini
(Roma 30 /11/1958 – 14 /11/2002 San Lazzaro di Savena, BO)

Alberto proveniva dalla fotografia e proprio in questo ambito aveva sviluppato meriti e notorietà che lo avevano poi portato a dedicarsi alla ripresa della realtà dietro un obiettivo: questo suo amore per l’inquadratura, per la scelta di un punto di osservazione diverso e personale ne fecero in seguito un pittore d’avanguardia, con grandi capacità di innovazione e di sperimentazione. Ma quel che conta, tornando a Luchino, è che fu lui a trasmettergli questo suo dono artistico, questa sua eterna curiosità per un altro punto di osservazione, diverso da quelli codificati da qualunque Scuola di cinema, di grafica, di letteratura.
Luchino ha sempre fatto di testa sua: dopo un percorso scolastico terminato con la Scuola Europea di Design, si trasferisce, negli anni ’70, a Bologna e ricomincia da zero.
Troppo rigide le regole che potrebbero farne un pubblicitario, o anche un copy: Luchino, che inizia a firmarsi L’, ama giocare con le parole, ama trasformarle (forse lui direbbe tras-deformarle) e ama scrivere aforismi. Pubblica a sue spese diversi libretti che distribuisce ad una ristretta cerchia di amici e conoscenti e cerca di farli conoscere anche a case editrici ed a professionisti della comunicazione, che però non gli dedicano grandi ritorni di attenzione. Nel 1992 va anche al Maurizio Costanzo Show, dove il suo amico Gioele Dix (Luchino frequenta ormai da qualche anno il mondo teatrale comico bolognese) declama in televisione alcuni suoi aforismi, ottenendo un discreto successo, ma poi la cosa rimane lì, non ha un seguito.
Nel frattempo, Luchino si dedica ad un'altra attività nella quale riesce estremamente bene e che certamente gli deriva dai cromosomi paterni: quella di ideare e realizzare una serie di collages fotografici  di grande efficacia e suggestività, che richiamano su di lui l’attenzione del mondo artistico bolognese. Riesce ad organizzare un paio di mostre nel corso degli anni ’90 che gli fruttano una certa notorietà, ma la sua mancanza quasi totale di capacità di vendersi verso l’esterno e di adattarsi ad una vita di relazioni pubbliche che sarebbe utile alla sua produzione, ne spengono in parte le sue potenzialità a farsi conoscere come meriterebbe.
Continua intanto la sua frequentazione anche professionale con il mondo teatrale bolognese e fra le varie collaborazioni è interessante citare il lavoro che svolge per diversi anni con i Gemelli Ruggeri, con i quali effettua diversi tour nelle vesti di fonico, ma attraverso i quali riesce anche a divulgare (proprio nel corso dei loro spettacoli) i suoi divertenti, amari, sprezzanti ed ironici aforismi.
Luchino non si concentra solo su questi ultimi, però, nella sua abbondante produzione letteraria: studioso da sempre di filosofie e di religioni orientali, si dedica a sviluppare tematiche complesse come l’Io, il rapporto con il trascendente, la vita oltre la vita, il percorso di crescita che ogni essere umano è chiamato a fare nel corso della sua esistenza, e su ognuno di questi argomenti scrive saggi ed instaura un confronto importante con molte persone che gli sono accanto.
Si ammala nel 2000 di un brutto, bruttissimo male e lo combatte con coraggio e testardaggine, gli stessi che lo hanno accompagnato in tutti i 43 anni della sua vita: si sceglie da solo le cure, alcune scartandole come troppo invasive non solo del suo corpo, ma della sua interezza di essere, della sua dignità, a altre dedicandocisi con impegno.
Riesce per molto tempo a contrastare, a ignorare, il dolore (sia quello interiore che quello reale, sensoriale), ma ovviamente non per sempre.
Conclude la sua battaglia il 14 novembre del 2002, con tutta la dignità che lo ha sempre contraddistinto.
Penso che ora stia bene, e che si stia divertendo molto, o almeno mi piace pensarlo.

Suo fratello Andrea
(Roma 2008)
 

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