Perché mi piace la radio
Questo articolo porta la firma del maestro del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti e fu pubblicato sul Radiocorriere (n.15) del 1932. Con il suo inconfondibile stile, il poeta elenca le ragioni del suo amore verso il mezzo radiofonico, come dall'interno del mezzo stesso.
Mi piace la Radio:
• Perché abolisce la tediosa e veramente passatista sala di conferenze e il suo pubblioc giudice autoeletto, sistematicamente ostile o servile, sempre misoneista, sempre retrogrado o ritardato
• Perché sostituisce il libro. Ha molti meriti, ma disgraziatamente implica sempre qualcosa di pesante, strangolato, soffocato fossilizzato e congelato.
• Perché sostituisce tutte le vecchie forme del teatro che salvo poche eccezioni, sono tutte morte.
• Perché lontano dalle sale di conferenze, dal teatro e dal libro, la radio trasforma il pensiero in vivente e palpitante atmosfera dinamica, cioè agile, tentacolare, vaporosa aviluppante, imponderabile come il pensiero al suo nascere.
• Perché esclude completamente tutte le forme passatiste dell'arte e della letteratura. Infatti non si può senza offendere brutalmente un apparecchio radio, declamrvi dentro vecchi poeti, archeologie, storia, pettegolezzi e nostalgie pessimiste.
• Perché le sue onde vibrano di gioia quando io confido loro le grandi invenzioni del genio creatore italiano, come l'aeropittura e l'aeropoesia inventate dai fururisti italiani e i nomi gloriosi di Prampolini, Balla, Dottori, Bruno sanzin, Farfa, Oriani; la trionfale prima serata di teatro relaizzata a Bologna con l'intelligente collaborazione della Stabile Filodrammatica bolognese e la grande Mostra di fotografie futuriste mirabilmente organizzata da Bruno Sanzin ed elogiata dall'intelligente pubblico triestino.
• Perché dopo aver permesso ai continenti di parlarsi tra di loro, abolendo l'antico strazio e doloroso delle distanze, permette ora di realizzare i dialoghi degli aeroplani camuffati nel nuovo teatro aereo, ideato dal grande aviatore, poeta, futurista, compianto Fedele Azzari.
• Amo la radio perché sono futurista, cioè innamorato del genio creatore inesauribile della razza italiana.
(dal Radiocorriere num. 15 - 1932)
• Perché sostituisce il libro. Ha molti meriti, ma disgraziatamente implica sempre qualcosa di pesante, strangolato, soffocato fossilizzato e congelato.
• Perché sostituisce tutte le vecchie forme del teatro che salvo poche eccezioni, sono tutte morte.
• Perché lontano dalle sale di conferenze, dal teatro e dal libro, la radio trasforma il pensiero in vivente e palpitante atmosfera dinamica, cioè agile, tentacolare, vaporosa aviluppante, imponderabile come il pensiero al suo nascere.

Radiocorriere n.15
• Perché esclude completamente tutte le forme passatiste dell'arte e della letteratura. Infatti non si può senza offendere brutalmente un apparecchio radio, declamrvi dentro vecchi poeti, archeologie, storia, pettegolezzi e nostalgie pessimiste.
• Perché le sue onde vibrano di gioia quando io confido loro le grandi invenzioni del genio creatore italiano, come l'aeropittura e l'aeropoesia inventate dai fururisti italiani e i nomi gloriosi di Prampolini, Balla, Dottori, Bruno sanzin, Farfa, Oriani; la trionfale prima serata di teatro relaizzata a Bologna con l'intelligente collaborazione della Stabile Filodrammatica bolognese e la grande Mostra di fotografie futuriste mirabilmente organizzata da Bruno Sanzin ed elogiata dall'intelligente pubblico triestino.
• Perché dopo aver permesso ai continenti di parlarsi tra di loro, abolendo l'antico strazio e doloroso delle distanze, permette ora di realizzare i dialoghi degli aeroplani camuffati nel nuovo teatro aereo, ideato dal grande aviatore, poeta, futurista, compianto Fedele Azzari.
• Amo la radio perché sono futurista, cioè innamorato del genio creatore inesauribile della razza italiana.
(dal Radiocorriere num. 15 - 1932)
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